Register  
Thursday, February 09, 2012
en-USit-IT

Realizzato con finanziamento della REGIONE LOMBARDIA nell'ambito del progetto Lombardi nel Mondo © 2008

Accesso Rapido » Articoli » VIEW  
Archivio Articoli

Benassi Giancarlo, un'istriano lombardo di Laguna

D- Laguna, la cittá di Anita Garibaldi, una terra lontana dalla tragedia che ha segnato Lei e la sua famiglia, cosa rappresenta per Lei il 10 Febbraio?

R- Il 10 Febbraio da pochi anni é la data con la quale il Governo Italiano ha voluto ufficializzare il ricordo dello sterminio di italiani tra il 1943 ed il 1947, una vera e propria pulizia etnica operata da Tito con la finalitá di annettere alla nascente Jugoslavia terre italiane quali l'Istria e la Venezia Giulia. Molti italiani non conoscevano la tragedia delle foibe e dell'esodo. Per me la cosa é diversa, ho vissuto in prima persona quella fase storica, ho perso parenti e amici nelle foibe ed ho perso per sempre la mia cittá. Per gli Italiani l'aver ufficializzato la data é stato un evidenziare qualcosa che i governi del dopoguerra volevano nascondere.
 
D- Cosa si ricorda della sua cittá e quanto si sente lombardo?
 
R- Oggi mi definisco un Istriano-lombardo in un secondo esilio. Sono nato a Pisino, nel cuore dell'Istria ed ho dovuto lasciare la mia terra a soli 15 anni, ho perso un fratello, infoibato a 23 anni, ma non era un soldato o un gerarca, faceva il meccanico, come molti é stato ucciso perché italiano. Piú della metá degli italiani uccisi dai titini erano civili e gente che non aveva nulla a che fare con il fascismo. Mi ricordo tutto della mia cittadina, una cittá piccola, mi ricordo la scuola, il maestro, la sagra e le grotte dove si scendeva a giocare a esploratori. Quelle grotte sono diventate il cimitero di decine di italiani: la foiba ai piedi del castello dove anche mio fratello é stato buttato.
 
Da Pisino a Desenzano dove ho vissuto fino al '77, sono diventato ragazzo in Lombardia, ho iniziato a lavorare in Lombardia come cameriere, poi oste e poi sono entrato nel campo dell'edilizia durante gli anni '60. Amavo la Lombardia, una terra di gente che lavora, il motore economico del paese, mi sentivo lombardo come stile di vita, come modo di fare, come ritmo, ma il mio cuore era a Pisino, dove non son piú tornato. Non ci torneró da straniero, mi ero detto, e probabilmente moriró senza piú vedere la cittá natale.
 
 
D- E la scelta del Brasile?
 
R- Beh, quella é venuta dopo, grazie ad un amico di Sirmione con il quale facevamo le stagioni come camerieri negli anni '50. Ho sempre mantenuto i contatti e lui mi aveva detto che voleva andare in Brasile a lavorare nelle aziende vinicole che in quel periodo stavano fiorendo.
 
Cosí il secondo "esilio", questa volta volontario. Siamo partiti nel '77 alla volta di San Paolo e lo stesso anno a Garibaldi presso conoscenti di Romano, abbiamo iniziato a lavorare in un'azienda agricola. Da oltre Vent'anni lavoro col vino, oggi sono rappresentante e mi sposto dal sud al nord del paese, dal Rio Grande e Santa Catariana al Rio San Francisco (Bahia) dove ho seguito per anni la selezione di uve adatte a quelle terre.
 
 
D- Dunque si sente a casa?
 
R- Sì, oggi mi sento a casa qui a Laguna, il Brasile non é la mia terra, come non lo era la Lombardia, la storia ha fatto il suo corso, abbiamo perso una guerra ed il Governo non ha saputo o voluto evitare quella tragedia, ricordo che molti italiani sono stati uccisi a guerra finita, ci hanno perseguitato fino al '47. Per tutti gli anni che ho vissuto in Lombardia, nonostante amassi molto il Garda, sentivo su di me quella sensazione di guerra civile perenne, qui in Brasile a parte gli indios siamo tutti emigranti...
 
 
Marco Stella
 
Portale dei Lombardi nel Mondo

Creato Friday, March 19, 2010 4:31 PM da fabio.veneri

Previous Page | Next Page

Rating

COMMENTS

Name (required)

Email (required)

Website

CAPTCHA image
Enter the code shown above in the box below

  
Copyright 2008 by WebNet.Vinet.IT   |  Privacy Statement  |  Terms Of Use